
Al Fashion and Textile Museum si racconta la classe maschile nelle sue varie interpretazioni dagli anni Trenta fino ai giorni nostri, attraverso una serie di foto che immortalano icone dello stile di oggi e di ieri. Gli scatti esposti, che appartengono alla Getty Images Gallery, non vogliono costituire una retrospettiva della bellezza maschile decennio per decennio, ma offrire una panoramica delle varie espressioni che questa parola così multiforme, lo stile, assume attraverso gli obbiettivi di grandi fotografi.
C'è infatti lo stile della grande moda del fascinoso Pierre Cardin ritratto nel suo atelier, poco dopo l'inaugurazione nel 1950, prima che il suo nome si affermasse in Francia e nel resto del mondo. E' rappresentato lo stile eccentrico incarnato da un Mickey Rourke assiso su uno scranno con pantalone di pelle e scarpe da tennis. Si vede un Malcom McLaren bizzarro nella sua espressione, giacca e cappello. Fino alla foto del 1979, Naughty but nice, di Keith Richards elegantemente distrutto che si appoggia con una spalla al muro, dimentico della sigaretta accesa che gli pende dalle dita e con il viso nascosto da un cappello floscio.
La domanda attorno a cui si sviluppa l'esposizione è: "do clothes make a man - or does the man make the clothes?" Un bell'interrogativo. L'abito classico maschile giacca e pantalone ha rischiato troppo spesso di annullarsi nella divisa impersonale dell'uomo d'affari, nonostante ogni abito sia diverso e per realizzarlo siano necessarie precise misure (una foto curiosa rende onore alla scrupolosità delle misurazioni per un panciotto). Ci sono alcuni uomini poi che sembrano nati con il completo. Come un gentlemen immortalato nel 2007 mentre cammina in Savile Row, nel centro di Londra, semplicemente elegante nel suo tuxedo con scarpa lucida –ma non patinata- cappello di paglia e bastone da passeggio alla mano, disinvolto e incurante degli incalzanti stereotipi del nuovo millennio.
La seconda parte della mostra propone invece esempi di eleganza contemporanea. Le foto in bianco e nero scompaiono improvvisamente per lasciare spazio ai lavori di fotografi d'avanguardia che ritraggono le future icone maschili. Il legame con il passato è tangibile in queste foto, ma diventa una citazione, un'influenza esercitata sul presente, forte quanto le altre stimolazioni che lo rinnovano continuamente.
Il valore di questa mostra è dato dalla scelta che il curatore ha compiuto nell’esporre foto di uomini prima che diventassero personaggi, mentre il loro stile si stava delineando. Ancora, le foto esposte pur essendo state scattate da grandi fotografi, fatte alcune eccezioni, non sono state commissionate, ne' sono mai comparse su riviste di moda. Questo fa sì che gli uomini rappresentati si trasformino in icone del loro tempo senza diventarne però la caricatura. L'eleganza maschile, e non la moda, è il tema.
Not to miss: l'epitome dell'eleganza. Un meraviglioso Cary Grant, forse in una foto rubata da un fan, mentre assorto si appoggia alla colonna di ingresso di un albergo e rivolge la punta dell'ombrello verso l'alto e, guardando il cielo, aspetta che spiova.
C'è infatti lo stile della grande moda del fascinoso Pierre Cardin ritratto nel suo atelier, poco dopo l'inaugurazione nel 1950, prima che il suo nome si affermasse in Francia e nel resto del mondo. E' rappresentato lo stile eccentrico incarnato da un Mickey Rourke assiso su uno scranno con pantalone di pelle e scarpe da tennis. Si vede un Malcom McLaren bizzarro nella sua espressione, giacca e cappello. Fino alla foto del 1979, Naughty but nice, di Keith Richards elegantemente distrutto che si appoggia con una spalla al muro, dimentico della sigaretta accesa che gli pende dalle dita e con il viso nascosto da un cappello floscio.
La domanda attorno a cui si sviluppa l'esposizione è: "do clothes make a man - or does the man make the clothes?" Un bell'interrogativo. L'abito classico maschile giacca e pantalone ha rischiato troppo spesso di annullarsi nella divisa impersonale dell'uomo d'affari, nonostante ogni abito sia diverso e per realizzarlo siano necessarie precise misure (una foto curiosa rende onore alla scrupolosità delle misurazioni per un panciotto). Ci sono alcuni uomini poi che sembrano nati con il completo. Come un gentlemen immortalato nel 2007 mentre cammina in Savile Row, nel centro di Londra, semplicemente elegante nel suo tuxedo con scarpa lucida –ma non patinata- cappello di paglia e bastone da passeggio alla mano, disinvolto e incurante degli incalzanti stereotipi del nuovo millennio.
La seconda parte della mostra propone invece esempi di eleganza contemporanea. Le foto in bianco e nero scompaiono improvvisamente per lasciare spazio ai lavori di fotografi d'avanguardia che ritraggono le future icone maschili. Il legame con il passato è tangibile in queste foto, ma diventa una citazione, un'influenza esercitata sul presente, forte quanto le altre stimolazioni che lo rinnovano continuamente.
Il valore di questa mostra è dato dalla scelta che il curatore ha compiuto nell’esporre foto di uomini prima che diventassero personaggi, mentre il loro stile si stava delineando. Ancora, le foto esposte pur essendo state scattate da grandi fotografi, fatte alcune eccezioni, non sono state commissionate, ne' sono mai comparse su riviste di moda. Questo fa sì che gli uomini rappresentati si trasformino in icone del loro tempo senza diventarne però la caricatura. L'eleganza maschile, e non la moda, è il tema.
Not to miss: l'epitome dell'eleganza. Un meraviglioso Cary Grant, forse in una foto rubata da un fan, mentre assorto si appoggia alla colonna di ingresso di un albergo e rivolge la punta dell'ombrello verso l'alto e, guardando il cielo, aspetta che spiova.
Fashion and Textile Museum
83 Belmondsey Street
London
Tube: London Bridge (Guys Hospital exit)
Orari di apertura
Mercoledì-Sabato dalle 11 alle 17
Biglietto
Adulti £7
Ridotto £4
Fino a 12 anni ingresso gratuito
83 Belmondsey Street
London
Tube: London Bridge (Guys Hospital exit)
Orari di apertura
Mercoledì-Sabato dalle 11 alle 17
Biglietto
Adulti £7
Ridotto £4
Fino a 12 anni ingresso gratuito

Su Ballo al Moulin de la Galette di Renoir, Ernst H. Gombrich diceva: “[Renoir] ama cogliere il movimento allegro della folla, e si lascia incantare dalla bellezza festosa. Ma il suo interesse principale è un altro: vuole evocare la gaia varietà dei colori brillanti e studiare l’effetto del sole sul turbinio della calca. […] Questo quadro appare soltanto “abbozzato”, non finito. […] Se Renoir avesse dipinto ogni particolare, il quadro sarebbe risultato tedioso e privo di vita.”[1]
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